LA DIFFERENZA CHE FA LA DIFFERENZA
Conversazione con Otello Sarzi
A cura di Sandro Ferrada

Rincontrare Otello. Otello Sarzi. Ma non dietro la baracca, di fronte a centinaia di occhi sgranati, tra le luci del proscenio, bensì lavorando insieme ad un gruppo di giovani durante uno stage che li introdurrà nel mondo degli animatori turistici. Ed Otello inizia a parlare così, amichevolmente e pigramente; parla piano, lui, con la sua barba bianca, mentre questi giovani esuberanti e pieni di vita lo ascoltano. Poi, con toni vibranti ed acuti, la sua voce addestrata ad incontrare chissà quali altre platee, balza da episodi di vita che sanno un po' di passato ad ironici e furbeschi dialoghi tra Fagiolino e Brighella… ed ecco la scintilla scossa anche questa volta : il pifferaio magico guida i suoi attenti ascoltatori attraverso avventure ed episodi di vita che improvvisamente non sembrano poi così lontani, ma, anzi, si rinnovano nella loro quotidianità ed attualità. Forse è proprio questo che colpisce, di Otello: il suo modo un po’ infantile e gioioso di narrare, a chi ha di fronte, favole e metafore che racchiudono in sé i grandi valori della storia dell'uomo; e la sua semplicità nel dire cose che ad altri riescono solo attraverso complicati "accavallamenti linguistici"…E forse sarà per questo che, oltre che per la sua grande esperienza, ho pensato ad Otello come personaggio capace di comunicare a che fare della risata e della satira i propri strumenti di lavoro, ché alla base di tutto c'è comunque sempre un sistema di valori capaci di essere la differenza che fa la differenza.

PROLOGO
I burattinai perdono spesso la pazienza, soprattutto quelli che non l'hanno, e quelli che ne hanno poca vorrebbero che gli altri ne avessero. Il burattinaio ha bisogno d averne un poco con i colleghi e tanta con i burocrati del teatro, ma quello che conta è averne per sopportarli.
Pensa a non parlare, prima devi pensare a cosa serve il tuo parlare. Fai star zitto Balanzone, quando sta per dare giudizi e sentenze - e come fai a fermarlo? -. Se c'è bisogno di dovere parlare, bisogna imparare a stare zitti - massima capiente ignorantesca e sandronesca - senza riempire il discorso con parole vuote e false conoscenze. la realtà per tanti è morta: è soltanto nebbia per i critici e per i cronisti che pensano e parlano perché le parole salgono alle labbra; ed invece è sempre sotto i nostri occhi, perciò devi metterti dalla parte dei burattini. Vedere ed evadere con loro nella fantasia dei desideri e delle illusioni. Come si può dire pieno se è vuoto? Se non ha corpo o se ha un corpo senz'anima? Ma quando il professionista vuol bene all'oggetto - il burattino - sa di poter far felice qualcuno. Il mestiere non trasmette soltanto tramite parole, ma soprattutto è tramite l'animazione del corpo, delle mani, che sono il diapason che fa vibrare l'oggetto, che fa vibrare il sangue a fior di pelle come segnale d'arte.
Intraprendere la professione, il mestiere, è scegliere di farsi riconoscere nella numerosa schiera e nell'altrettanto focosa e glaciale giungla dei teatri. Se volete tentare, mettervi alla prova, occorre affiancarsi attivamente tra le quinte, come si faceva una volta, con gli assistenti di baracca e proporsi di combattere il silenzio e l'attesa.
Operare con coloro, tra i capaci e autoriconoscitui maestri, che non siano restii e vachi, ma aperti e generosi quando sei pronto ad offrite un po’ di te, della tua mente ed un battito di cuore. Non ti deve mai sfiorare il pensiero - che fanno altri - di essere in troppi.
Ribadire però la discussine e l'autoselezione. Quando poi la critica della stampa si occupa, per malattia endemica, di curare poche esemplari dagli spetti più eclatanti, frivoli e aneddotici del mestiere, non scoraggiarti ma incitati senza curarti di loro, perché l'esperienza insegna più di mille parole. Per questo i burattinaio è la miglior scuola, e per avita è il miglior maestro perché, gratta gratta, insegna a nessuno e a tutti che non occorre saper tanto se pio non si sa vivere, non si sa aver pazienza, fermarsi ogni tanto a guardare la strada percorsa anche per poterla rifare più giusta. Questa è la professione, noi burattinai vorremmo sognare una vita vissuta e coronata di fantasie. Professione ironica, romantica, entusiasta. Raccontatore di fatti e misfatti, artista.
I ATTO
Otello: Mentre parlo alle volte mi ascolto, mentre affermo che sono stato fortunato, perché figlio enipote di burattinaia, così catalogato figlio d'arte. E per anni e anni ho vissuto tra quinte e impianti di palcoscenico alternando le baracche ai castelletti di burattini. Ricordo le commedie realizzate dal nonno, da mio padre e da un cugino di quattordici anni più vecchio di me. Ho goduto della possibilità di poter assistere del lavoro di altri burattinai - patrimonio di dominio pubblico per altro - analizzando le fattezze, l'irruenza l'entusiasmo, e alle volte anche l'illogicità, le caratteristiche paradossali, rendendomi conto che tutto lo spettacolo esprime la personalità del burattinaio, che dà vita al canovaccio, alla trama e all'intrigo. Io quindi ho colto l'opportunità delle grandi possibilità di analisi e maturità culturale che il mio ambiente mi concedeva, costruendomi la professione che porto scritta sulla carta d'identità (ride). E' chiaro che ci si può chiamare protagonisti quando si ha la possibilità di viverci con questo mestiere, e perciò è naturale che ci sei attaccato e aggrappato, e hai voglia di rendere più accogliente e valido lo spettacolo, per un pubblico che è sempre più distratto da altre forme di comunicazione: la tv. La tv di opinione, la prosa, la non prosa, il cinema, i monologhi; tutti ora vanno a raccontare favole. Si sono messi a dar da fare e quindi l'impegno che dedichi alla professione che hai scelto è ancora maggiore.
Sandro: ma per la tua esperienza, c'è ancora, allora, il bisogno di una scuola, di una continuazione..
Ma la scuola quella c'è, ormai tutti i burattinai dovrebbero avere sempre qualcuno accanto a loro, non aver più l'idea atavica del non volere svelare le malizie del mestiere, bisogna essere più aperti, perché è impossibile continuare a insegnare e insegnare… se non c'è la possibilità concreta di far assistere a più spettacoli, per prendere contatto direttamente…L'abitudine al gioco interno, momentaneo e spontaneo del burattinaio con il pubblico. Bisogna interpretare l'aggancio che avviene tra il pubblico e il mezzo. Lasciando perdere ora la scuola: se un burattinaio riesce a dire ciò che pensa tramite l'oggetto può essere più accettato da chi assiste, che non rivelando che dietro ci sia qualcuno che lo guida. Ma ci sono dei momenti in cui io preferisco uscire e chiedere le mezze luci in sala perché voglio vedere il pubblico in volto e alle volte quattro parole dette prima dello spettacolo possono aiutare specialmente se tu presenti una cosa tradizionale. Tu devi raccontare ad un ragazzo che è allo spettacolo che guardava suo nonno.
Una volata affermasti che "il burattinaio è un politico"…
Bhe, è un'affermazione giusta, i burattini sono nati per la satira e l'ironia. Non è vero che è solo uno spettacolo per ragazzi. Sì d'accordo, lo fai per risolvere il problema della pagnotta, però è anche un momento per far politica e dir qualcosa ai ragazzi...Ma è sempre politica anche a non far niente, no? Si lasciano star le cose come stanno, mentre io, nell'articolo che sto per scrivere per l'UNIMA chiarisco che l'impegno del burattinaio è anche quello del mantenimento della tradizione, di mantenere vive le radici culturali di un sistema di teatro i cui valore è misconosciuto, oggi, per ignoranza, dai mezzi d'informazione.
E cosa suggeriresti per una vera diffusione culturale a tutti i livelli, dal teatro, alla scuola, alle associazioni..
Sì bisognerebbe che ci fosse un impegno da parte di pedagogisti, ma di pedagogisti umani….forse sociologi più che pedagogisti, che riuscissero e cominciassero a trattare la questione, collaborando con le persone che fanno teatro con intelligenza. Ci sono cose che non vanno. Ad esempio, i bambini che arrivano a teatro in pullman, distratti dalle urla dei compagni; il fatto di andarsi a sedere urlando ognuno nel posto che vuole; spettacoli improvvisati senza luoghi predisposti… Bisogna salvare la cultura dell'andare a teatro a cominciare dai bambini… perché in chiesa ci sono i ceri? Perché la chiesa ha le vetrate colorate? Perché la chiesa è nella penombra? Perché tu possa essere preparato al rito., mettendoti nello stato d'animo di accettare il silenzio. Persino l'odore dell'incenso che, poveretta, mia madre sveniva e veniva portata più volte fuori dalla chiesa (ride)… la stessa cosa a teatr. Se tu fai lo spettacolo in una palestra con grossi finestroni che n9n puoi tappare, con il rombo e l'eco - basta assistere ad un incontro di basket per sentire queste cose - ma il mio spettacolo non è un incontro di basket.
Sì, però non è che gli spettacoli di tuo padre non è che avessero degli scenari migliori…
No, gli scenari li avevano e forse erano migliori perché erano proprio e solo per burattini… Ora per riuscire ad avvicinare un pubblico più numeroso hai bisogno delle baracche più strane, un impianto enorme di luci con tanto di americana, e presenti magari un testo di burattini tradizionale che era nel repertorio italiano fin dal millecinquecento…Pantalone non ha bisogno di muovere la bocca, ha il suo modo di parlare, di intercalare da vecchio sdentato. E i burattinai quando lo fanno non hanno bisogno dell'americana. Mio padre lo faceva in sale d0'osteria, in un posto qualsiasi e una volta gli anziani sapevano che potevano anche smettere di giocare a carte alcune sere per permettere ai bambini, alla propria famiglia, di andare a teatro. A volte capitava che lavorasse sotto un portico o in un teatrino parrocchiale o , a volte, su un padiglione precostituito dove faceva tempo a fermarsi due o tre mesi e a fare sessanta o settanta spettacoli, uno diverso dall'altro e tutti i repertorio.
Ora le cose sono immensamente cambiate. Il bambino ora con il telecomando non rispetta più uno spettacolo studiato e pagato dalla televisione stessa. Lui va a vedere un'altra cosa e manda questi spettacoli al macero. Secondo me solo tra dieci, quindici anni, potremmo capire il danno che una mancata regolamentazione ed una mancata educazione al vedere stanno provocando. Molto peggio che tangentopoli, molto peggio…
Certo che la grande tradizione, se è grande come tu dici, non si merita questo…
I Zamperla, vecchia famiglia che tu trovi scritta nei libroni di Pretini, facevano burattini, cinema muto, teatro e circo; erano tre o quattro fratelli e avevano ciascuno la propria specializzazione. Portavano in giro le prime comiche mute, Ridolini, ecc…, e pensa che riuscivano a fare riduzioni teatrali di drammoni come Quo Vadis. I burattinai mettevano i scena, nell'ottocento, romanzi che non erano le commedie burattinesche del Guerin Meschino, come Bianca e Fernando sulla tomba di Carlo V, ma erano veri e propri classici come Maria Stuarda.
Mettevano anche in scena romanzi popolari come Le due orfanelle, La cieca di Sorrento, La passata dei corsi, (ride), Gli spazzacamini della Val d'Aosta…Poi è venuta più tardi quella che io chiamo "Carolina in servizio ", parlo naturalmente di Carolina Invernizio, scrittrice popolare di feuilleton, le telenovelas di allora…era un po’ come la Fallaci, ogni sei mesi un libro, c'è stato un periodo così, no? (sorride)… La Genoveffa di Brabante, ogni famiglia aveva a casa questo libro, di questa che non aveva dato la bernarda (ride), nascosta nella selva per sette anni per non tradire il marito che era nella guerra dei trent'anni; Il Fornaretto di Venezia, vera e propria ingiustizia della magistratura…e allora dicevo che questi drammoni ottocentesche sono stati una grande fonte a cui attingere, un grande repertorio popolare. Capisci…
Ma esiste ancora il rapporto tra letteratura e il tuo teatro, anche tra chi non scrive professionalmente, e il mondo del burattino e della marionetta?
Vedi tu parli dei copioni…dici poco! Noi avevano istituito un concorso ma poi ci siamo rallentai, perché le forze nostre sono quelle che sono…però ci sono stati degli anni in cui sono state mandate trenta o quaranta sceneggiature. Poi abbiamo lasciato, anche e soprattutto per questioni legate alla giuria, perché bisogna trovare una giuria veramente democratica e competente e non è facile.
Ma assumendo la presidenza dell'UNIMA non ti senti un po’ a capo di un'associazione molto vicina al WWF, per la protezione del bambino in estinzione?
Sì, soltanto che io sono stato uno che le ha provate tutte, che non si è fermato al tradizionale; sono obbligato a valutarlo perché sono le radici della cosa ma, vedi il punto è che le regioni dovevano essere costituite trent'anni fa e regolate democraticamente secondo interessi propri e culturali. E' importante quindi anche fare delle ricerche sulle maschere regionali noi che siano così ricchi di questo. Ma non solo, in Sardegna, ad esempio, non esiste una maschera, ma esistono parecchie storie costruite tutte su unici personaggi, che diventano patrimonio della tradizione. Sandrone non era una maschera burattinesca, lo ha inventato G.C. Croce, quello che ha scritto Bertoldo, è un personaggio da fiera, da sagra paesana. Poi, più tardi, Galli lo ha fatto diventare un burattino ma lui aveva già cent'anni di storie e trecento copioni sulle spalle. Ora noi abbiamo una rivista, legata a Sipario, infatti come esiste Sipario ATER, esiste anche Sipario UNIMAS, che si occupa principalmente di teatro di figura, di animazione, ecc. Ma per noi deve essere un grosso impegno coinvolgere anche altre realtà, come la vostra, ad esempio, trovando il modo di collaborare con iniziative, incontri…
Senti, parlando in merito a questo, ha senso o meglio è importante per te che venga promossa una rivista culturale?
E' importante farla, ce n'è un bisogno enorme, enorme.. ;a io la farei lo stesso senza preoccuparmi della poca o troppa cultura, perché anche se su molte pagine vi sono cose di dubbio contenuto culturale è talmente grande il bisogno che c'è , che solo per questo vale la pena di promuoverla. Ho reso l'idea?…No, io non starei a preoccuparmi più di tanto: "questo non va, quell'altro lo leveremo…" Quando io faccio uno spettacolo mi dicono: "che bel numero, ah che bello…", ma se fossero tutti belli come quelli lì…beh..allora..io dico, se c'è una una corsa in bicicletta c'è chi arriva primo, ma c'è anche chi arriva ultimo, però la corsa l'ha fatta tutta, non si è ritirato , perché arriverà la volta che da ultimo possa anche arrivare primo, e così la rivista. In un mondo come il nostro un impegno come questo è veramente valevole, veramente grosso, e proposte come la vostra sono da raccogliere. Quindi anche all'interno dell'UNIMA bisogna creare a mio parere una commissione di cultura, non esiste solo il burattino, mi spiego, nessuno vuole consegnare al burattino la responsabilità di salvare il mondo, ma una commissione che si occupi di altre iniziative che possano essere materia di scambio e di crescita culturale deve senz'altro esistere e io mi batterò per questo.
II ATTO
Otello, le istituzioni dell'arte: le accademie di arte drammatica, i conservatori, le accademie di belle arti; continuano ad esistere, ma poi nessuna va a pescare da lì, allora mi chiedo se hanno ancora motivo di "essere"?
Hanno senso…hanno la possibilità di esistere perché qualcuno giustamente mette i fondi. Ma non ci dobbiamo dimenticare che "accademia" è anche quella di un che entra in baracca e fa esperienza, e questo credo che valga per tutti i mestiere. C'è che ha occhio e chi non ce l'ha. Di trenta o quaranta persone che fanno esperienza in un'accademia, o un laboratorio, non bisogna dimenticare però che ne escono pochi che valgono veramente… Ma comunque non si è mai finito di acquisire mestiere, ad esempio ci sono persone che si sentono molto sicure e allora incorrono nella pigrizia, nella superbia, invece di essere consapevoli dei propri limiti, di avere il piacere e il gusto di ripetere, il gusto di essere pignoli a riguardare, a tornare indietro.
Io alle volte, per divertirmi con i due ragazzi che mi aiutano, cambio improvvisamente scenario e parto con altri personaggi non modificando però il canovaccio. E' un giocare alla trama fra di noi. Alle volte si può veramente sbagliare un fondale e, in questo caso, è più facile per me improvvisare con un altro burattino che rimettere lo scenario appropriato senza far capire al pubblico cosa sta realmente succedendo. Tu non prevedi quello che succederà ma il pubblico è sicuro perché vede che lo spettacolo sta andando bene, questo è mestiere.
Qual è lo spettacolo che ti ha impegnato di più ultimamente?
E' stato senza dubbio Il Castello, per mille cose, per i tempi,…poi non erano tutti temprati ad accettare le difficoltà e hanno complicato ancora di più le cose con prese di posizione personali, altrimenti Il castello avendo avuto il tempo necessario e capendo e analizzando di più la cosa poteva essere una buona occasione per dare ai burattini un grosso riscontro in campo nazionale.
Quindi per te un'occasione mancata?
Sì, anche se devo dire che la stampa ha addossato la colpa ai politici che non ci hanno lasciato il tempo necessario, mentre se devo essere sincero la colpa era anche nostra.
Vedi, io insisto, i giovani dovrebbero avere più pazienza e anche saper dialogare, perché non farlo è un dramma.
E poi bisogna aver il senso della misura, bisogna sapere quanto si può e quando: ecco perché io parlo tanto di far star zitto Balanzone. Lo dico per quel senso della misura che non tutti hanno sul lavoro. >Il teatro e tutto così. Ho avuto la fortuna anni fa, nel '70-'71 di vedere le "atellane" greche rappresentate in India, non in cerchio ma in ovale. Gli spettatori erano seduti per terra accucciati sulle ginocchia, altri quasi sollevati, altri in piedi, nascosti alcuni dalle spalle degli altri che stavano danti, a formare con cinque cerchi umani uno spazio di terreno ovale. E dentro c'era il "cunto", il racconto. Questo si serviva di un foulard che trasformava in qualsiasi cosa, ad esempio in un turbante, e di un bastone che usava tenuto sotto l'ascella, a metà manico e a volte come il maestro di un banda musicale di pifferai tiene il scettro. Io lo vidi e lo spettacolo durò un'ora e venti circa, ma non stancava. Lui continuava a spaziare avanti e indietro in quel pezzo di terra ovale e raccontava. Allora, perché adesso i giovani devono pensare subito di essere grossi attori, di mettersi subito alla pari di un Gassman, oppure pensare di diventare ancora più bravi e di cimentarsi subito in un monologo per poi bruciarsi…Quello là in India non l'aveva mica fatta l'accademia, eppure dovevi sentire le risate, gli umori del pubblico. Io non capivo l'indiano ma vedevo l'attenzione, guardavo i visi…E gli africani…il teatro africano è straordinario, è perché non capiamo le lingue, ma se loro vengono qui e vengono a farci teatro, altro che scuole…altro che accademie. Vedi che cos'è la preparazione. Come fa una maestra a decidere che in una scuola i burattini non possono venire a far spettacolo perché non interessa più..Eh, io vorrei vedere a mettermi davanti ai gradini di una scuola a tener testa a una ventina di ragazzi senza teatro, senza niente e poi chiedere alla maestra se si gioca il posto. Non so se rendo l'idea…
III ATTO
Tu hai conosciuto tanti artisti in tutti i campi, al di là delle tecniche chi ti piacerebbe ricordare?
Qualcuno che umanamente ti ha colpito in modo particolare…
Mi viene in mente De Sica. I suoi film, forse meno "artistici" di quelli di Fellini, sono dal punto di vista del contenuto più popolareschi…Petri, anche lui ha dei film proprio…Parlo degli italiani, beh, Fellini da un punto di vista artistico-cinematografico è grande; basterebbe anche solo prendere dei fotogrammi, fare un scelta e notare la forma, la visione della figura.Come attori, per quanto riguarda il teatro serio, io da Proietti mi aspettavo un po’ di più, adesso si è dato un po’ troppo. L'ho conosciuto e ci ho lavorato insieme: era di un'umanità straordinaria; però ora dovrebbe sbragarsi mento in certe cose, ultimamente, in televisione…Non lo so se doveva mettersi a fare l'Alfredo della Traviata…
Ma Proietti non ha mai fatto la Traviata!
…,e più traviata della televisione che cosa c'è (ride)? Poi, dal lato umano e professionale, Eduardo…
Qual era la differenza che faceva la differenza?
Eduardo era il non plus ultra. Come io sono avvantaggiato ad aver avuto un nonno e un padre burattinai, lui è stato avvantaggiato dall'essere napoletano, poi viene tutto il resto…cuore, sentimenti, il senso della misura di cui ti parlavo prima. Una battuta di Eduardo facevi tempo ad analizzarla, approfondirla, era misurata, riusciva a darti tutto quello che voleva in breve tempo. Sì, per me è il non plus ultra.
Non mi metto a discutere sulle voci di Carmelo Bene, perché per quello basta prendere dei microfoni da due milioni e trenta amplificatori da regolare per poter modificare la voce e giocarci finchè vuole. E l'impianto fonico che fa spettacolo.
Poi a me piace da morire Gaber, per la battuta, per il contenuto…Anche Fo, perché è un'istrione, perché bravo, però gioca molto sull'ignoranza del pubblico italiano, non so se sono stato chiaro…
IV ATTO
Si parla tanto di questo rinnovamento, di questo "nuovismo" che travolge tutto, come pensi si possa parlare di futuro per la cultura?
Ci può essere uno spazio per la cultura se tu ti impegni a costruirlo, ma per costruirlo, bisogna che attacchi forte e se non lo fai rischi di essere travolto. Il punto è che secondo me dopo queste elezioni ne succederanno altre che cercheranno di salvare il salvabile, ma non puoi fare niente se non rinnovi la legge elettorale. In Norvegia, ad esempio, si attua qualsiasi legge attraverso un referendum popolare e l'approvazione del Se questo non avviene il parlamento deve cambiare, dibattere, modificare, finché il popolo e la sovranità non danno l'approvazione, e questa potrebbe essere una via.
Tu hai combattuto il fascismo in prima linea, sei stato fuori legge già molto giovane, ora si parla di una nuova destra che avanza, tu che ne sai qualcosa, che hai vissuto la lotta di liberazione, cosa ne pensi?
I benpensanti erano quelli che mettevano noi partigiani sullo stesso piano dei fascisti, era "L'uomo qualunque" che incarnava questa idea dopo la guerra, ma alla fine gli Stati Uniti hanno imposto l'adesione alla Nato e un governo che consentisse una stabilità, altrimenti sarebbe finita come in Grecia, con cinque anni di guerra partigiana, dopo la guerra contro i nazisti, Comunque ora l'Italia subirà questa avanzata, non siamo mica in Francia, loro la rivoluzione l'hanno già fatta e la ghigliottina funzionava ventiquattrore su ventiquattro. Da noi no, o tu gai il fratello di dietro, o hai il cugino e lui salva te e tu salvi lui….No, noi siamo quelli delle mezze misure, ce lo dice il nostro risorgimento: in cinque guerre d'indipendenza ne abbiamo perse quattro, alleati con quelli che le hanno vinte, ottenendo l'unità d'Italia con delle grandi batoste. I volontari garibaldini erano il fior fiore della crema di Bergamo, Como, Brescia, tutta gente del nord, anche persone letterate. L'unità d'Italia l'hanno voluta cinquemila famiglie aristocratiche italiane, non il popolo. Cosa gl'importava dell'unità d'Italia a un veneto, a cui interessava essere nell'esercito austro-ungarico avere una buona paga e vivere bene. E' dal Medioevo che la storia viene costruita dalle bande militari, dalle crociate alle ultime guerre. Uno andava soldato perché aveva la lancia, lo scudo e aveva diritto al bottino, e nel bottino c'erano anche le donne. Quando adesso parlano della Bosnia dicono che sono dei delinquenti, che qui….che là....che in qua, ma tutte le guerre hanno questa caratteristica: è una tradizione medievale. L'Impero ottomano è finito nel '28, nel 1928….Nell'ultima guerra hanno creato la Yugoslavia, io mi ricordo quando a Nizza hanno ammazzato il primo re di Yugoslavia. Adesso all'est stanno sistemando le cose in modo che vada bene a loro. La Croazia è stata subito riconosciuta dalla Germania e poi dall'Italia, e la guerra è continuata ancora più tremenda tra Bosnia e Serbia….che poi non è detta neanche l'ultima parola perché c'è la Macedonia e là tentano di tener duro più che possono, perché alle spalle hanno la Turchia che è la seconda portaerei del Mediterraneo, dopo Israele. Era Berlinguer che preferiva l'ombrello americano a quello russo, lui poteva dirlo ma io non sono mica d'accordo.
EPILOGO
Tu sei stato nel partito dal….?
Come rapporti? Dal '38, '39 e poi lo sono stato fino al '66, ho ancora la tessera di mia madre o, meglio, che mi aveva fatto mia madre, perché insisteva a dire che mai un Sarzi si sarebbe tolto dl partito…eh, poveretta.

da "Il babau"

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